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Dalla resilienza alla crescita sostenuta: come l’Italia può fare leva sul PNRR per affrontare le sfide future

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L’economia italiana ha dimostrato una notevole resilienza di fronte ai principali shock esterni di questo decennio, ma i redditi sono cresciuti meno che in altri  Paesi dell’OCSE e nuove e significative sfide si profilano all’orizzonte. L’Indagine Economica OCSE sull’Italia 2026 delinea le priorità per affrontarle, rafforzare le finanze pubbliche e aumentare la produttività e i redditi.

Tim Bulman and Emilia SoldaniOECD Economics Department

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L’ultima edizione dell’OECD Economic Outlook, pubblicata nel giugno 2026, prevede per l’Italia una crescita del PIL dello 0,5% nel 2026, in linea con quella del 2025 ma più lenta rispetto agli anni successivi alla pandemia. All’inizio dell’anno il ritmo dell’economia stava migliorando, ma il conflitto in Medio Oriente ha causato un aumento dell’inflazione e dell’incertezza e rallentato la spesa. Il conflitto in Medio Oriente costituisce il terzo grande shock esterno imprevisto che ha colpito l’economia italiana in questo decennio, dopo la pandemia di COVID-19 e l’impennata dei prezzi dell’energia provocata dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia.

L’economia italiana ha mostrato nel complesso una buona capacità di resistenza a questi shock, grazie anche alle misure di sostegno pubblico, guidate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che hanno contribuito a mantenere una crescita moderata. Tuttavia, a ogni nuovo shock, il divario tra i redditi degli italiani e quelli della maggior parte degli altri Paesi OCSE si è ampliato. Allo stesso tempo, le generose misure di sostegno pubblico hanno ulteriormente accresciuto un debito pubblico già elevato, trasferendone il peso sulle generazioni presenti e future.

Sebbene non sia possibile prevedere quali shock riserverà il futuro, alcune grandi sfide sono già chiaramente all’orizzonte:

  1. L’invecchiamento della popolazione ridurrà il numero di lavoratori, determinando un mercato del lavoro più rigido, una crescita economica più debole e un aumento della spesa pensionistica e della domanda di servizi pubblici, come quelli assistenziali.
  2. La mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici ridurranno nel tempo in modo significativo le entrate pubbliche, anche attraverso un calo del gettito delle accise sui carburanti, mentre aumenteranno i costi legati alle calamità naturali.
  3. L’aumento della spesa per la difesa sarà necessario per garantire la sicurezza e rispettare gli impegni assunti con i partner internazionali dell’Italia.
  4. La crescente concorrenza delle economie emergenti e lo sviluppo di nuove tecnologie stanno creando nuove sfide, ma anche opportunità, per le imprese italiane.

Negli ultimi anni l’Italia ha portato avanti un ampio programma di riforme strutturali, investimenti e consolidamento fiscale graduale, orientato dal PNRR e dal Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine. I benefici di tali interventi sono già visibili e includono il migliore accesso a servizi pubblici, istruzione e formazione, procedimenti giudiziari più rapidi, infrastrutture di trasporto più efficienti, il rinnovamento della forza lavoro nella pubblica amministrazione e la riduzione del premio per il rischio richiesto agli operatori che finanziano l’economia italiana.

L’Indagine Economica OCSE sull’Italia 2026 sottolinea l’importanza di mantenere questo slancio riformatore per rafforzare le prospettive del Paese di fronte alle sfide dei prossimi decenni.

Mantenere il consolidamento fiscale contribuirà a ridurre la vulnerabilità dell’economia agli shock e a liberare risorse da destinare agli investimenti per la crescita e il benessere. Il disavanzo pubblico italiano rimane elevato, superiore al 3% del PIL nel 2025. Con un debito pubblico pari a oltre il 137% del PIL, l’Italia probabilmente chiuderà il 2026 con il rapporto debito/PIL più elevato dell’area euro. Il Piano Strutturale di bilancio di medio termine (MTFSP) delinea un percorso più prudente, prevedendo un incremento della spesa pubblica primaria netta nominale (al netto degli interessi, dei costi legati alla disoccupazione ciclica e di alcune misure straordinarie e con le adeguate correzioni per gli interventi discrezionali sulle entrate) pari all’1,5% annuo, compatibile con una graduale riduzione del deficit.

Raggiungere questi obiettivi richiederà uno sforzo significativo. Nei prossimi anni emergeranno ulteriori pressioni sulla spesa pubblica derivanti, tra altre cose, dall’aumento dei costi pensionistici, della difesa e delle misure legate al clima. Pensioni e interessi sul debito rappresentano già una quota significativa della spesa pubblica complessiva (Figura 1), ma le possibilità di contenerne l’aumento sono limitate. Ridurre la crescita della spesa pensionistica — ad esempio mantenendo il collegamento tra aspettativa di vita ed età pensionabile, evitando nuove forme di pensionamento anticipato e individuando modalità per limitare le pensioni più elevate — contribuirebbe a preservare le risorse destinate a settori che favoriscono crescita e benessere, come l’istruzione e le infrastrutture.

Sul versante delle entrate, una riduzione delle lacune nella riscossione fiscale, mantendendo i limiti all’utilizzo del contante ed evitando ulteriori agevolazioni fiscali, e un maggiore contributo della tassazione immobiliare potrebbero consentire di alleggerire il carico fiscale sul lavoro, soprattutto per i lavoratori a basso reddito.

Figura 1. Nel medio period ridurre la spesa pensionistica creerebbe spazio per una spesa più favorevole alla crescita

Spesa pubblica per funzione, % del totale, 2024

Nota: li interessi passivi e gli investimenti sono stati esclusi da tutte le categorie di spesa.
Fonte: National Accounts, OCSE.

Aumentare la partecipazione al mercato del lavoro a tutte le età aiuterebbe a mantenere gli standard di vita e rafforzare la resilienza dell’economia in un contesto di invecchiamento della popolazione che ridurrà la quota di cittadini in età lavorativa. La quota di giovani che non sono inseriti in percorsi di formazione, istruzione o occupazione è tra le più elevate dell’OCSE, e molti altri giovani emigrano. Un recente articolo del blog Ecoscope discute le priorità per garantire che il loro percorso educativo prepari adeguatamente i giovani al mercato del lavoro e rendere il mercato stesso piu` allettante.

Nel frattempo, in Italia la quota di donne occupate è inferiore rispetto alla maggior parte degli altri Paesi dell’OCSE, nonostante gli importanti progressi compiuti nell’ultimo decennio. Ridurre gli ostacoli all’occupazione femminile può contribuire a migliorare la situazione. Gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nelle strutture per l’infanzia in tutto il Paese possono ampliare l’accesso ai servizi di cura. Anche la promozione di modalità di lavoro flessibili e di incentivi efficaci affinché gli uomini usufruiscano del congedo parentale può essere d’aiuto. Riforme mirate del sistema fiscale e dei trasferimenti sociali possono inoltre rafforzare gli incentivi al lavoro per il secondo percettore di reddito all’interno della famiglia.

Supportare le imprese a rapida crescita e alto potenziale contribuirebbe a riportare i redditi italiani più vicini a quelli delle economie OCSE più avanzate. La produttività delle grandi imprese italiane è generalmente paragonabile a quella delle loro omologhe internazionali. Tuttavia, la produttività media delle piccole imprese è relativamente bassa e queste rappresentano una quota più elevata dell’economia italiana (Figura 2). Gli ostacoli alla crescita di queste imprese possono essere ridotti tramite:

Figura 2. L’elevata quota di piccole imprese frena la produttività

Nota: industria, costruzioni e servizi di mercato (esclusi pubblica amministrazione e difesa, previdenza sociale obbligatoria e attività delle organizzazioni associative). Entrambi i pannelli si basano su dati del 2023, ad eccezione dell’occupazione nel Pannello A, che si riferisce al 2024.
Fonte: Eurostat (sbs_sc_ovw).

Accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e l’elettrificazione contribuirà a ridurre gli elevati costi energetici in Italia. A causa dell’elevata quota di combustibili fossili importati nel mix energetico nazionale, i costi dell’energia sono superiori a quelli della maggior parte dei Paesi comparabili. Tali costi sono aumentati dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e sono cresciuti nuovamente in seguito al conflitto in Medio Oriente. Questo penalizza sia la competitività internazionale delle imprese italiane sia il reddito reale delle famiglie.

La trasformazione del sistema energetico verso fonti rinnovabili meno costose richiede ingenti investimenti nella produzione, nella distribuzione e nell’elettrificazione dei consumi energetici. Sono già stati compiuti progressi significativi: ad esempio, l’Italia è tra i Paesi leader nell’elettrificazione della produzione dell’acciaio. Le riforme dei mercati energetici, finalizzate ad esempio a favorire lo stoccaggio di energia elettrica a lungo termine e la stabilizzazione della rete, stanno attirando numerosi investimenti privati. La semplificazione delle procedure autorizzative sta inoltre contribuendo a ridurre la complessità del sistema multilivello di governance e dei processi di autorizzazione. Tuttavia, occorre moltiplicare questi sforzi per raggiungere la scala necessaria a ridurre i prezzi e a proteggere in modo duraturo utenti e imprese italiane da futuri shock energetici.

Mantenere lo slancio delle riforme e rafforzare le finanze pubbliche sarà determinante per riuscire a ridurre il divario dell’Italia in termini di reddito e benessere rispetto agli altri Paesi avanzati dell’OCSE, affrontando le sfide dei prossimi anni. Le basi per una crescita più robusta sono già presenti: una base industriale diversificata, solide competenze tecniche, progressi sempre più rapidi nelle energie rinnovabili, un elevato livello di ricchezza delle famiglie e l’accesso a consistenti risorse di sostegno dell’Unione europea.

Trasformare questi punti di forza in miglioramenti duraturi della crescita economica e del tenore di vita richiederà un programma di riforme coerente, ambizioso, coordinato e mirato. I recenti progressi dell’Italia, accelerati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dimostrano che questo obiettivo è raggiungibile. Con le politiche giuste, l’Italia può passare da una semplice capacità di resistere agli shock ad un percorso di crescita più dinamico, inclusivo e sostenibile.

References:

OECD (2026), Studi economici dell’OCSE: Italia 2026, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/fea691db-it.

OECD (2026), OECD Economic Outlook, Volume 2026 Issue 1: Under Pressure, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/2d1956f0-en.

Soldani, E. (2026, July). Dai banchi di scuola al lavoro: come rafforzare il coinvolgimento dei giovani in Italia. OECD EcoScope Blog.

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